La parola delle pietre di Domenico Sorace è un romanzo che non si legge soltanto, ma si attraversa, come un paesaggio ruvido e misterioso, dove ogni parola è un frammento di verità che affiora dalla terra.
In una Calabria immaginaria, Sorace costruisce un luogo dell’anima: un sud senza tempo, dove la violenza e l’abbandono lasciano ferite profonde, ma dove la memoria si fa resistenza e possibilità di riscatto. Le pietre parlano a chi sa fermarsi, ascoltare, vedere oltre. Il protagonista di questa storia ha occhi che non si accontentano delle apparenze, che cercano tra le crepe del passato l’eco di una redenzione possibile. La scrittura di Sorace è viscerale, evocativa, a tratti visionaria. Ogni pagina vibra di una bellezza oscura, che non consola ma interroga, non addolcisce ma svela. È un linguaggio che scava nelle radici, che risale i sentieri della memoria come fossero vene di una terra viva e dolente.
La parola delle pietre è un romanzo di formazione e di rinascita, ma soprattutto è un atto d’amore per una terra che ha il volto di chi l’ha persa, di chi la teme, e di chi continua ostinatamente a crederci.
Introduce Enrico Buonanno, Editore Libritalia
Dialoga con l’autore: Mauro Valentini, giornalista e scrittore
