Il ritrovamento di alcuni quaderni scritti da un autore sconosciuto, rimasti per quasi cinquant’anni in una soffitta, riporta alla luce il mondo narrativo che ruota attorno alla vita di Aivanò.
È la storia di un ragazzo nato da una madre poverissima e cresciuto nella Presila, tra pastori, briganti, maestri di scuola e di vita e figure mitiche. La narrazione prende avvio nel dopoguerra, in un periodo di estrema povertà, e segue il protagonista dall’infanzia fino alla partenza per il Nord, lungo un arco attraversato da miseria, sogni, emigrazione e un’inesausta curiosità.
La lingua cerca di restituire l’oralità del mondo contadino senza cadere nel folclore: si alternano registri, cadenze, proverbi, lampi lirici e invenzioni. Il racconto affonda le radici nei luoghi e nei corpi, nel lessico dei campi, nelle case di pietra, nei riti quotidiani e nei silenzi carichi di significato.
La “rumanza” è insieme racconto, cammino, memoria di un mondo che sfida l’oblio.
Modera l’incontro Ivan Talarico
