“Le Olimpiadi del 1944. Da Roma ai lager tedeschi”, di Mario Tedeschini Lalli

“Le Olimpiadi del 1944. Da Roma ai lager tedeschi”, di Mario Tedeschini Lalli

Quando

29 Settembre 2026    
18:00 - 19:30

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Libreria ELI
Viale Somalia 50/A, Roma, Roma, 00199, Lazio

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L’estate del 1944 fu una stagione di sangue, ma anche di sport. Di battaglie campali e di improbabili gare Mentre Roma era liberata, gli alleati sbarcavano in Normandia, mentre Varsavia si ribellava ai tedeschi e i sovietici cominciavano la loro avanzata verso ovest, in alcuni luoghi dell’Europa in guerra, qualcuno ricordò che quell’anno era il cinquantenario, il “Giubileo” delle Olimpiadi moderne e lo celebrò. Non ci furono, naturalmente, i giochi olimpici previsti a Londra, ma a Roma, a Parigi, a Losanna e persino nei lager tedeschi la ricorrenza fu osservata.

A Roma, al “Foro Mussolini” (ora “Italico”), dove l’Italia fascista sperava di ospitare proprio le Olimpiadi del ’44, gli alleati organizzarono a dispetto, tra giugno e luglio, grandi campionati di atletica leggera e di nuoto con atleti militari provenienti da tutta l’area del Mediterraneo. Nei titoli dei giornali e nei ricordi dei partecipanti semplicemente le “Olimpiadi alleate di Roma”.

Alla Sorbona, a Parigi, il regime di Vichy celebrò solennemente il Cinquantenario e il ricordo del fondatore Pierre de Coubertin, immaginando ancora un futuro per la Francia collaborazionista, che invece sarebbe caduta nel giro di poche settimane.

Negli stessi giorni, la “Capitale olimpica” di Losanna, nella neutrale Svizzera, mantenne l’impegno di celebrare ufficialmente il Giubileo, preso prima della guerra. Con cerimonie, gare, alzabandiera olimpici, emissioni di francobolli – seguiti da “mini-olimpiadi” cui presero parte tra luglio e agosto internati militari di ogni nazionalità, compresi alcuni italiani.

Tra luglio e agosto, in due campi di concentramento in Germania, ufficiali polacchi prigionieri di guerra organizzarono le loro “Olimpiadi del 1944”. Furono stampate medaglie di cartone, create uniformi sportive, stampati francobolli per la posta del campo, pubblicati giornali sportivi scritti a mano. Sotto la bandiera con i cinque cerchi, centinaia di atleti in condizioni precarie dopo cinque anni di prigionia, presero parte alle gare.

Il libro ricostruisce questi avvenimenti, nel contesto politico e bellico, raccontando la storia di alcuni partecipanti. Un afro-americano che trionfò a Roma e finirà per vincere davvero un oro olimpico dopo la guerra. Nuotatori nippo-americani delle Hawaii, destinati a vera gloria olimpica, che si accontentarono di fare razzia di vittorie a Roma. Un mezzofondista ebreo jugoslavo che gareggiò sotto falso nome nell’Italia in guerra e poi fu tra gli organizzatori e i partecipanti delle “mini-olimpiadi” di Losanna. Un ex-olimpionico polacco e giornalista sportivo, che alzò e ammainò la bandiera olimpica nel lager tedesco di Gross Born.

 

Giorgio Zanchini, giornalista e scrittore, presenterà il libro in dialogo con l’autore. Saranno proiettate alcune immagini degli eventi al centro del racconto.

 

 

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