IL LIBRO
Nell’estate del 1666 un giovane contadino orfano di nome Libero, proveniente dalla campagna di Fermo (Marche meridionali), parte per Roma, capitale dello Stato Ecclesiastico. Rapinato dai briganti, viene a sapere che suo padre aveva partecipato a una rivolta e che stampava libri. Fa lavori saltuari nelle stazioni di posta. Impara a servire i nobili. Conosce altri viaggiatori. Arrivato a Roma, alla dogana gli vengono sequestrati due libri in sospetto di eresia che gli aveva lasciato il padre. Timoroso della giustizia inquisitoria, decide di cambiare nome da Libero a Liborio. In città ritrova il compaesano Cesidio, e inizia a lavorare come manovale nelle grandi fabbriche architettoniche della Roma barocca. Assiste alla successione tra i papi Alessandro VII e Clemente IX. Impara a leggere e scrivere. Conosce il sesso con la cortigiana Martina. Sogna di lavorare nel mondo dei libri, come aveva fatto suo padre. Sogna anche di sposare Venerina, un’orfanella dell’orfanotrofio del Santo Spirito. Ma le sue illusioni si scontrano con le gerarchie di status e di genere. Incontra una serie di sfortune e tragedie, viene sospettato di omicidio, si nasconde come bracciante nei latifondi della campagna romana. Infine trova una via d’uscita mettendosi al servizio della importante famiglia fermana dei conti Adami. Con loro ritorna a Fermo e scopre altri particolari sul passato del padre. Tramite don Domenico, un sacerdote suo coetaneo e amico, segue le vicende della persecuzione del quietismo, una corrente mistica. Nel 1689 viene assegnato al servizio del giovane Saverio Limmo, e lo segue tornando a Roma e poi stabilendosi a Livorno dove ritrova casualmente la cortigiana Martina che viene assalita da un suo vecchio persecutore…
LIBERO O LIBORIO?
Filo conduttore della vicenda è la formazione dell’umile protagonista, e l’aspirazione alla libertà, a cominciare dal proprio nome: Libero o Liborio? La Roma Barocca e lo Stato della Chiesa nella seconda metà del Seicento, lo splendore e la miseria, rivivono tramite le vicende di personaggi in prevalenza semplici, cioè appartenenti ai gradini più bassi della scala sociale. Sullo sfondo del racconto restano cardinali, nobili e grandi artisti. A poco a poco, il protagonista matura una visione critica e consapevole del mondo in cui vive e lentamente scopre anche il sentimento d’amore e la relazione con l’altro sesso. Seguendo le sue esperienze intravediamo altri aspetti del suo tempo, idee nuove e persone che fermentano nella Roma papalina, anche se non possono esprimersi liberamente. Sul finire di quel secolo, si scorgono i barlumi di un nuovo mondo. Solo barlumi, non ancora i Lumi del ’700.
L’AUTORE
Mario De Quarto è nato a Roma nel 1953, da una famiglia modesta del rione Ponte. Laureato in Storia Moderna all’Università “La Sapienza”, è giornalista professionista dal 1992, ed ha lavorato per il quotidiano Il Manifesto e per altri giornali e riviste, occupandosi successivamente di comunicazione per il Comune di Roma. Dal 2010 è Guida turistica autorizzata. Ha pubblicato: Grande Raccordo Anulare (Avagliano, 2005) – un piccolo caso editoriale, prima originale esplorazione dell’autostrada che circonda Roma, tema che ha ispirato poi ricerche sociologiche e urbanistiche fino al docu-film vincitore del Festival cinematografico di Venezia – e Speravamo nei miracoli. Il dopoguerra in un rione di Roma (Marsilio, 2014), con cui nello stesso anno ha vinto il Premio Internazionale Giovi – Città di Salerno.
DIALOGA CON L’AUTORE
Filippo La Porta
