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Il Muggenheim. Quel che resta di una vita

di Giampiero Mughini

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La recensione

Il Muggenheim, “museo dedicato agli anni Settanta e dintorni”, non sta tanto nella bella palazzina di Monteverde, ma nei ricordi e nelle passioni di un intellettuale che, ben prima che diventasse di moda, ha praticato un’dea di cultura circolare, in cui le manifestazioni alte si intrecciano con quelle delle cosiddette arti minori, sino alle manifestazioni pop delle riviste, dei comics e dei gruppi della scena musicale non commerciale tra la via Emilia, il Dams di Bologna e l’America di Patthy Smith. 

Già in “La mia generazione”, del 2002, Mughini, sottotitolava ” i sogni di una casa a Trinità dei Pellegrini”, ponendo al centro del suo agire esistenziale ed intellettuale, la casa. Questo perché il demone del collezionismo è sempre stato il punto di sintesi della sua multiforme ricerca intellettuale, e gli oggetti del suo collezionare necessitavano di un luogo che li ospitasse e li rendesse fruibili. Di questa passione ben conosciamo quella per le prime edizioni degli scrittori italiani del Novecento, ma è in questo Mughheim che  giunge a compimento il suo percorso di ricerca storica,estetica ed esistenziale. 

Quel “quel che resta di una vita” è la mappa originale per conoscere decine di artisti, musicisti, designer, graficie  artigiani. Preparatevi dunque al piacere della scoperta della scena musicale e teatrale degli anni ’70, delle irriverenti riviste come Carnera, che riprende il titolo di una rivista parigina surrealista degli anni ’20, delle geniali produzione di stilisti come Ettore Sotsass, di maestri vetrai, ceramisti, ebanisti. il ricordo delle sorelle Pirovini che, come a Roma l’osteria Menghi al Flaminio, nel loro ristorantino accoglievano e sfamavano giovani artisti e intellettuali che saranno famosi. Insomma Mughini offre una lettura di storia culturale non astratta, citando nomi e cognomi di un decennio centrale per il nostro paese. Alla fine, dopo aver capito che il Libretto Rosso del presidente Mao contò per i giovani molto meno rispetto alla vita e alle opere di Rick Antoni, vi verrà la curiosità di visitare il Muggenheim, leggendo l’appassionato e appassionante saggio.

Recensione a cura di Sergio Bonetti

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