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Il prigionero dell’interno 7

di Marco Presta

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La recensione

“Continuare a cercare il lato comico della vita è una forma di resistenza”

“Floriana dice che sono uno sfigato di successo e che prima o poi dovrò decidere quale di queste due mie inclinazioni assecondare”.

Vittorio è un giornalista quarantenne che commenta notizie curiose su un quotidiano nazionale. La pandemia scoppiata nel 2020 lo prende in contropiede e improvvisamente, proprio come succede a milioni di persone, si trova a fare i conti con una realtà inedita, con la conseguenza che il suo universo finisce per coincidere con i confini del suo condominio, del quale rimane, per citare il titolo, letteralmente prigioniero. Ma il suo confinamento durante il lockdown non significa pace: la sua pseudo-fidanzata gli si presenta sul pianerottolo con le valigie in mano, la vicina di casa tenta di coinvolgerlo nelle sue opere di filantropia, l’anziano dirimpettaio comincia a manifestare qualche sintomo di Alzheimer e, come se non bastasse, l’anziana madre lo chiama continuamente alimentando i suoi sensi di colpa. Così Vittorio, uomo buono a sua insaputa, preferisce nascondersi dietro il suo sarcasmo e il suo umorismo e durante la pandemia comincia a perdere progressivamente tutte le (poche) certezze che aveva, scoprendo però che forse persino lui può essere felice.

Marco Presta, brillante conduttore radiofonico, insieme ad Antonello Dose, della storica trasmissione di Radio Due “Il Ruggito del Coniglio”, ha già pubblicato diversi romanzi di successo e, anche questa volta, riesce a divertire ma anche a far riflettere il lettore con una storia, ambientata durante la pandemia, che ci ha obbligato a fare i conti con una realtà che non avremmo mai immaginato. “Il prigionero dell’interno 7” è un romanzo dolce e amaro e dietro la consueta ironia rivela una profonda riflessione su cosa siamo diventati e su cosa rischiamo di diventare dopo la pandemia. Marco Presta è l’autore del “nonostante tutto” e il suo romanzo è, nonostante tutto, un romanzo ottimista, perché la felicità è nelle piccole cose, che in realtà sono grandi.

Come diceva Woody Allen, “essere felici è esser vivi”. Questo principio, che sicuramente l’autore condivide, vale anche per gli abitanti di un condominio che a volte può essere una prigione ma a volte è certamente una salvezza.

Recensione a cura di Roberto Codini

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