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L’ospite e il nemico. La Grande Migrazione e l’Europa

di Raffaele Simone

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La recensione

Raffaele Simone e “L’ospite e il nemico. La Grande Migrazione e l’Europa”: un’accoppiata vincente tra un linguista di fama e un tema di grande attualità che ci pervade e “invade”, narrato con una lucidità invidiabile.

Secondo Galli della Loggia sono importanti lo spessore dell’autore, l’argomento trattato e il silenzio (sospetto) che ha accolto il libro. Le tesi di Simone, definite spregiudicate (che io ritengo di totale franchezza e autonomia di pensiero), sembrano contraddire le sue posizioni come ne “Il mostro mite. Perché l’Occidente non va a sinistra” (Garzanti, 2014), ribaltando narrazioni consolidate con grande competenza.

L’Autore accusa l’Europa di non aver saputo affrontare un problema divenuto nel tempo un’emergenza e che, secondo indagini in 150 Paesi, si potrebbe trasformare in una marea del 25% della popolazione dei Paesi meno avanzati verso il Primo Mondo.

Simone demolisce tesi in qualche caso addirittura banali che sono le ragioni profonde per cui il libro va letto. L’attacco va ai luoghi comuni, a un pietismo ovvio e compassionevole, a colpevolizzazioni vetero-coloniali che indulgono ad accoglienze riparatrici, a una islamofobia acritica che intimidisce l’appartenenza europea, a una tensione umanitaria pietistica e autoreferente: insomma questioni trite e all’opposto di cosa andrebbe fatto e immaginato con una politica comune europea.

Con tutta onestà ritengo alcune tesi stimolanti ma discutibili: denominare quella attuale verso l’Europa come la “Grande Migrazione” che non sembra soverchiante rispetto ad altre, anche recenti, dei migranti europei; considerarla un’invasione e un pericolo analogo alle “migrazioni dei popoli” secondo cui: «L’effetto finale delle Invasioni Barbariche fu nientemeno che la dissoluzione dell’Impero romano», tesi questa, di una complessità fluviale che esclude a priori una sola causa, per quanto notevole. Anche i numeri, puntualissimi, cedono in alcuni casi, all’enorme difficoltà di cogliere questioni diverse in contesti diversi. Rimane intatto tuttavia il pregio di ragionamenti non scontati o piegati a politiche à la carte.

Recensione a cura di Franco Fatigati

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