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Oh william

di Elizabeth Strout

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La recensione

Hai portato con te  tutto l’occorrente per un’immersione in piena regola nella provincia americana?

Lucy Barton è tornata e in “Oh William!” sembra voler sigillare la sua storia in una sorta di auto conclusione che mette i puntini sulle “i”. Un personaggio che la Strout ci ha fatto amare in Mi chiamo Lucy Barton” e “Tutto è possibile”, (pubblicati da Einaudi, rispettivamente nel 2016 e nel 2017). Eppure il romanzo è completo e indipendente, vivendo di una luce propria e autonoma che lo rende il racconto perfetto per strizzare l’occhio alla vita della protagonista e un po’ anche alla nostra. 

Ancora una volta, con schietta profondità, l’autrice fa muovere Lucy sulla pagina e ne snocciola i sentimenti uno a uno, raccontando la storia del suo primo matrimonio con l’affascinante William: dal loro primo incontro, passando per la nascita delle due figlie, fino al progressivo scollamento dell’uno dall’altra e alla presa di coscienza che l’amore può mutare e trasformarsi in qualcos altro al quale difficilmente si può dare un nome. 

Così la vita di Lucy continua a confluire in quella di William e viceversa, in un gioco di incastri  e interazioni che a distanza di anni e del tempo che passa restituisce al lettore la sana e cristallina consapevolezza che non ci si salva mai da soli e che ciascuno intreccia un microcosmo di relazioni che a volte ci manda in frantumi la vita e in altri casi ce l’aggiusta. 

 

“E poi ho pensato, Oh William! Ma quando penso Oh William!, non voglio dire anche Oh Lucy!? 

Non voglio dire Oh Tutti Quanti, Oh Ciascun Individuo di questo vasto mondo, visto che non ne conosciamo nessuno, a partire dai noi stessi? Tranne forse un pochino, un minimo sí.

Però siamo tutti misteriose costellazioni di miti. Siamo tutti un mistero, ecco che cosa voglio dire.

Potrebbe essere l’unica cosa al mondo che so per certo.”

Recensione a cura di Tonia Parlato

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