RECENSIONE

di Tonia Parlato

Libraia | Content Editor

COME UNA STORIA D'AMORE

di Nadia Terranova

Pensate a Roma come se fosse una donna che avete conosciuto da giovani e della quale siete stati davvero innamorati. Immaginate di non averla vista per anni e che una sera vi si presenti davanti agli occhi e sorrida, sincera. Immaginate di scambiarci qualche convenevole, lei che si porta una ciocca di capelli dietro l’orecchio e voi che subito la riconoscete in quel gesto ancestrale, intimo.

La Roma del Colosseo e della carbonara a Trastevere, quella caotica dei turisti che scattano le foto a Fontana di Trevi e delle monetine lanciate strizzando gli occhi, la Roma delle cartoline, dei souvenir e degli stereotipi è quanto di più lontano possa esserci da quello che Nadia Terranova ci racconta in “Come una storia d’amore”. Al contrario la sua Roma è quella donna che conoscete alla perfezione e che dopo anni, in maniera del tutto inaspettata, è ancora in grado di ferirvi meravigliosamente.

Il libro si compone di dieci racconti, piccole parentesi, cesure di intimità che spiccano nette, volano spinte a mezz’aria nel vento e alla fine si depositano sulla pagina chiare e distinguibili. Le vite di Teresa e Raffaele, di Saba e Pasquale, di Andrea, di Nilima e di tutti i personaggi vorticano come falene impazzite picchiando forte contro l’unica fonte di luce che è bella, molto bella, ma scotta.

Tutti loro, in maniera piuttosto diversa, sono infelici nell’intimo, senza mezzi termini. Sono tanto infelici quanto profondamente determinati nel raggiungere la felicità e nel trovare una ragione per la quale valga la pena essere vivi. Si muovono sulla scacchiera di una Roma che ha tutta la fisionomia della Natura matrigna leopardiana: ci mette al mondo, ci riempie di guai e poi ci lascia lì ad arrovellarci mentre con gli occhi bendati e la mente annebbiata cerchiamo di colpire la nostra pignatta e guadagnarci un carosello di serenità.

I personaggi ci provano in tutti i modi, incastrati tra la routine del mercato rionale, la lavanderia, il ghetto ebraico e una Vigilia di Natale lontana da ogni clichè. Ci provano ostinati e forse in alcuni casi ci riescono, mentre in altri no. Restano imprigionati a dare i pugni contro il mondo fuori, a ballare con i loro demoni in cerca di ragioni che gli sfuggono puntualmente dalle mani.

La sensazione, alla fine di ogni racconto, è quella di aver ricevuto uno schiaffo e subito dopo la più lenitiva e rincuorante delle carezze: le storie sono forti ed esprimono tutta la fragilità umana, ma sono anche in grado di renderci empatici nei confronti degli altri ma soprattutto di noi stessi.

“Come una storia d’amore” ha poi un altro bellissimo pregio: oltre a leggersi, si vede. È un libro illustrato senza illustrazioni. Lo stile asciutto e la prosa dinamica, le frasi che si rincorrono senza fretta ma senza noia una dopo l’altra, ci fanno osservare le scene, le sequenze, quello che accade dentro e soprattutto quello che succede fuori.

E se un libro di racconti si contraddistingue per la sua frammentarietà, alla fine di “Come una storia d’amore” si ha la sensazione di aver letto un’unica storia, un solo corpo coerente che ci fa tirare un meraviglioso respiro di sollievo. L’autrice riprende i cocci disseminati nei racconti e li rimodella in una sinuosa forma che ruota sul tornio della unica e sola certezza finale: “L’unica è raccontarsela come una storia d’amore”.

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