RECENSIONE

di TONIA

Libraia | Content Editor

VITA ETERNA

di Dara Horn

VUOI LEGGERE IL LIBRO? CONTATTACI

Quante volte avete detto “Per sempre” a qualcuno? Quante altre vi siete fermati a riflettere davvero sul senso della vostra affermazione? Per sempre. Oltre il tempo, oltre lo spazio, oltre i giorni che scorrono inesorabili, oltre la stessa vita?

I due protagonisti di “Vita eterna”, pubblicato dalla casa editrice Atlantide a febbraio, lo sanno bene. Rachel ed Elazar vivono a Gerusalemme negli anni che precedono la distruzione del Tempio del 70 d.C. Figlia di uno scriba lei, figlio del Sommo sacerdote lui. La loro vita è una continua obbedienza, uno stare al mondo per “fare la volontà” di… in un tempo in cui la fede si mescola con la ritualità, con i sacrifici e i voti.

Giovani, innamorati, ostacolati e messi davanti a una scelta: la vita del figlio in cambio della loro vita eterna, una vita senza morte. Una benedizione che negli anni suonerà sempre più come una maledizione. Dara Horn fa viaggiare i due giovani nei secoli ed è in grado di costruire una storia antica che vive nel nuovo. L’abilità con la quale fa rimbalzare nel tempo ogni capitolo e noi che li leggiamo senza crearci il voltastomaco è sorprendente. Un attimo prima siamo a Gerusalemme e un attimo dopo siamo duemila anni avanti, nel presente, dove Rachel ed Elazar, centinaia e centinaia di figli dopo, continuano a vivere e a scontrarsi, incastrati perpetui cicli esistenziali.

Ci leghiamo subito ai personaggi e le loro vite eterne diventano improvvisamente le nostre. Rachel è una donna forte e determinata, in grado di far comprendere a un figlio che non è ancora genitore cosa significhi essere madre e in grado di ricordare a una madre cosa sarebbe disposta a fare per suo figlio. Elazar è uno di quei personaggi maschili che si fa fatica a dimenticare. Si ama di lui ogni cosa, ogni ostinazione, ogni istante passato a rincorrere nel tempo e nello spazio l’unica donna che sarà mai in grado di amare davvero.

Le pagine raccontano l’essere genitori ma soprattutto l’impossibilità di potersi dire davvero ferrati in questo “mestiere”, anche dopo secoli, anche quando lo si è stati mille volte. Poi ancora: il rapporto dell’uomo con la fede, con i riti, con le preghiere rivolte a Dio, il sacrificio in nome dell’Amore e di un Amore che cavalca impetuoso il tempo e lo spazio senza scalfirsi.

Arrivati alla fine siamo sommersi da un senso di gratitudine. Non perché ci rendiamo conto di essere invincibili e immortali, ma proprio per l’esatto contrario. Il nostro essere caduchi, la vita che ci scorre nelle vene, un’esistenza fatta di prime e di ultime volte uniche ed irripetibili, con le gioie ma soprattutto con i dolori, alla fine di questo libro, non ci è mai sembrata una benedizione più grande da ricevere.

VUOI LEGGERE IL LIBRO? CONTATTACI

SCOPRI LE ALTRE RECENSIONI